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Article ID : 11
Audience : IS-NewS
Version 1.00.05
Published Date: 8/7/2010 12:10:00
Reads : 138

Incontro con Gabriele Satolli, collezionista d'arte contemporanea.


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Daniela Comani e Gabriele Satolli davanti all’installazione
“Novità editoriali a cura di Daniela Comani”,
presso la Galleria Studio G7 di Bologna, 2009.



Una costante ricerca di emozioni. Questa e’ la definizione di arte per Gabriele Satolli, collezionista sensibile, curioso e attento a tutto cio’ che succede nel panorama contemporaneo. La sua storia inizia nove anni fa quando nasce il desiderio di arricchire la nuova abitazione con opere ricercate e dotate di un certo spessore artistico. Un suo caro amico collezionista e’ disposto ad aiutarlo e insieme cominciano a frequentare alcune case d’asta dove acquista i primi pezzi, seguendo pero’ solo i suggerimenti per cio’ che riguarda il prezzo dell’opera. Un atteggiamento il suo che dimostra un’indubbia autonomia nella scelta, con la certezza di avventurarsi in investimenti sicuri grazie ai consigli dell’amico. “Si potevano comprare artisti che avevano un mercato magari nazionale con delle belle opere allo stesso prezzo di artisti locali, sconosciuti al mercato, che non erano altro che “sporcatori di tele”. E’ stata la mia fortuna.
Questo fu il primo stimolo che lo spinge a inoltrarsi in quel “mondo nuovo” del mercato, dove l’incontro con l’arte e’, fin da subito, innamoramento. Un vero e proprio colpo di fulmine.
Decisivo per le sue scelte future sara’ l’incontro con Giorgio Chierici, titolare de “La Scaletta” di S. Polo (RE), una delle piu’ qualificate gallerie d’arte, specializzata in opere su carta di grandi artisti che vanta la piu’ vasta collezione di opere di Alberto Savinio. Editore di cataloghi importanti; sostenitore di diverse iniziative culturali come “Origini”, una rivista di poesia e letteratura fondata nel 1986 da un gruppo di artisti e scrittori tra cui spiccano i nomi di Roberto Sanesi, Piero Dorazio e Vettor Pisani; studioso e appassionato dei movimenti avanguardistici del ‘900, Chierici e' un intellettuale raffinato con ottime capacita' imprenditoriali e competenza nel mercato. Una guida perfetta che iniziera' Gabriele allo studio e approfondimento dell’arte, consigliandolo su come diventare un serio collezionista. “Per me e' un punto di riferimento, un caro amico e un grande insegnante. Mi ha illuminato su cio' che e' l’arte con la A maiuscola e per questo ha tutto il mio rispetto e gratitudine. Ricordo ancora divertito quando non voleva che entrassi nella sua galleria con un Franz Borghese”. E’ la svolta. Da quel momento in poi i suoi gusti saranno proiettati verso altri linguaggi artistici e i nuovi acquisti cambieranno nettamente l’identita' della propria raccolta. “Oggi la mia collezione e’ completamente differente da otto anni fa e varia nel suo genere. Ho in collezione opere degli anni 50 di artisti italiani come Achille Perilli (una carta che e’ stata esposta a New York a cura del Ministero degli affari esteri), Bice Lazzari, ecc.; degli anni 70 di Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Renata Boero, Fabrizio Plessi, Vettor Pisani, ecc.; degli anni 60 di artisti della poesia visiva come Lamberto Pignotti e Luigi Tola e un disegno molto particolare sempre di Franco Angeli con dedica all’amico Franchina ed infine artisti vari contemporanei come fotografie di Giacomelli (due foto; una delle quali rappresentante una fiaccolata di notte a Lourdes che sembra un quadro astratto), Botto e Bruno (un piccolo collage molto simpatico), Andreas Angelidakis, Joanna Malinowska, Daniela Comani, Maurizio Galimberti, Fatma Bucak, Felice Levini (un trittico stupendo), Michela Pozzi. Della “vecchia collezione” mi sono rimasti: Umberto Mariani, Giangiacomo Spadari, Paolo Baratella e Fernando De Filippi”. Purtroppo capita a volte di mancare a delle occasioni come l’acquisto di un Boetti e di un Paolini. “Di Boetti non sono tanto pentito perche’ quando sono entrato nel mondo dell’arte aveva gia’ quotazioni per me alte (anche se poi sono ancora aumentate); l’unica opera che potevo comprare era un piccolo arazzo. Di un artista mi piace avere, se possibile, il meglio. E per me il meglio di Boetti sono le opere su carta. Di Paolini sono tanto pentito. E ne ho avute di occasioni di avere belle opere!
Segue gallerie e aste d’arte, mantenendo costante il suo rapporto con Giorgio Chierici per l’acquisto di opere più “storiche”, mentre per gli artisti contemporanei si rivolge a gallerie che stima e apprezza. “Mi affido all’amico Alberto Peola di Torino o alla cara Barbara Polla della Galleria Analix di Ginevra o alla Galleria Magda Danysz di Parigi”.
Ma non basta, non e’ sufficiente. Una volta entrati nel mercato bisogna stare al passo, essere costantemente informati, leggere numerose riviste di settore, instaurare rapporti con artisti visitando i loro atelier, frequentare gallerie, musei. “Recentemente ho visitato la Fiera di arte contemporanea di Roma presso l’ex mattatoio a Testaccio dove ho rilasciato un commento per l’articolo di Barbara Martusciello pubblicato sul sito Art a part of cult(ure). Conseguente visita all’inaugurazione del MAXXI e della mostra “Spazio. Dalle collezioni di arte e architettura del MAXXI” e nello stesso tempo a quella di Gino De Dominicis, “L’immortale”. Proseguito poi con la visita al MACRO, alla collezione privata Giuliani ed all’ Accademia americana in Roma ed all’Istituto polacco in Roma”.
Il collezionismo per Gabriele Satolli e’ una pratica che, come una vera e propria disciplina, richiede costanza, impegno e sacrificio, meriti che gli permettono al momento dell’acquisto, la giusta valutazione su come condurre l’operazione, se basarsi sul suo istinto o farsi consigliare. “Se l’artista lo conosco per averlo scoperto studiando o leggendo riviste specializzate (in pratica ne leggo tantissime) seguo il mio istinto poi m’informo dalle gallerie che lo trattano e m’informo anche sui prezzi applicati. Ovviamente non tutte le opere di un’artista mi piacciono. Bisogna avere pazienza per trovare la “chicca”. Prediligo le opere piu’ particolari di un’artista magari meno commerciali ma che mi “prendono”. Se invece un gallerista mi propone un’artista che non conosco, ma che a primo impatto mi piace, acquisto prima di tutto un suo libro o catalogo, anche per vedere se vi sono opere più belle in circolazione e poi passo all’acquisto”.
Internet e’ un mezzo che utilizza molto per avere informazioni veloci su un artista, sull’andamento di mercato di quell’artista e per cercare un’opera specifica, ma non comprerebbe mai da gallerie online. “Alla fine quando devo acquistare un’opera, diventa piu’ un fatto fisico che virtuale; devo starci davanti all’opera, soltanto in questo modo mi trasmette emozioni”. Emozione e giusta dose di razionalita’, un mix che caratterizza ogni sua scelta dove lo “stimolo scatenante” e’ sempre e comunque la forte empatia con l’opera che lo induce al confronto, al dibattito, alla relazione con le persone capaci di conquistare il suo interesse. Non ha mai pensato di trasformare il collezionismo in professione, “non riuscirei a comprare per poi vendere cio’ che il mercato richiede” dice, e quando si tocca l’argomento sulla concorrenza dettata da un collezionismo proveniente da paesi come Cina, India, Russia, si lascia andare a un libero sfogo senza peli sulla lingua. “Capisco che il mercato medio e’ in stallo ma nei Paesi che lei cita e che hanno nel loro interno tantissimi “nuovi ricchi” questi non possono non andare ad aumentare il mercato dell’arte ed in particolare i grandi nomi alzando le quotazioni dell’artista e non avendo nulla a che vedere con quella artistica. Espressione di tale situazione sono in particolare i due “fenomeni” Hirst e Cattelan, grandissimi imprenditori di se stessi, “scopiazzatori” di basso livello ma commercialmente sostenuti e venduti ai “nuovi ricchi” per milioni di euro. Pensare che oggi un lavoro di Damien Hirst o Paul McCarthy possa costare piu’ di un Caravaggio da la sensazione che il mercato dell’arte e’ diventato quasi solo speculazione. Inoltre non bisogna dimenticare che un secolo fa un certo Marcel Duchamp realizzava quello che i suoi “nipotini scopiazzatori” di oggi vogliono spacciare come il nuovo che avanza”. Una decisa presa di posizione contro le mode del momento dettate dal mercato e i suoi artefici, infatti, tra i tanti collezionisti noti a livello internazionale, non ha nessun modello cui fare riferimento, pur apprezzando l’ultima scelta di Saatchi, quella di concentrarsi piu’ sulla pittura perche’, secondo il suo parere “non puo’ essere messa da parte”.
Tuttavia ha una critica da esporre: “Non mi piacciono le tele imbrattate di colore, rifacimenti irriverenti di quanto gia’ fatto dall’informale pittorico del secondo dopoguerra (gruppo degli Otto, Kobra, ecc.) cosi’ come la “nuova figurazione” dei vari Luca Pignatelli, Federico Guida, Giovanni Frangi, Marco Petrus, ecc. nei confronti dei vari Bacon, Vespignani, Ferroni, Guerreschi, ecc.. In un’opera devo trovarci un messaggio dell’artista. Il concettuale di gran massima meglio della figurazione “vuota” di contenuti”.

Per lei dunque come si misura il valore di un’opera?
Dalla qualita’, che e’ rappresentata, a mio avviso, dall’originalita’ dell’idea artistica realizzata nell’anno o nei primi anni in cui e’ nata l’idea stessa.

Come giudica la situazione attuale dell’arte contemporanea in Italia?
Grande sviluppo economico del settore alimentata in gran parte dalla solita mentalita’ modaiola e superficiale delle masse. Gli operatori molto intelligentemente sono riusciti a convincere la loro clientela che oggi con l’arte si può diventare ricchi in breve tempo e questo e’ uno stimolo fondamentale per far si che anche gli “asini” sentano la necessità e la presunzione di acculturarsi. Poi con le dovute eccezioni c’e’ anche una piccola parte di collezionismo mossa da passione e amore che intende l’amore per l’arte come una costante ricerca di emozioni.

La dimensione della scoperta circa un giovane talento è una delle più affascinanti. Lei sta seguendo qualche artista che reputa interessante tanto da investire su lui?
Si. Mi piacciono alcune opere di Andrea Mastrovito, di Botto e Bruno, GraziaToderi, Sophy Rickett ed anche di Fatma Bucak. Mi piacciono molto le opere di Daniela Comani, bolognese trapiantata a Berlino, che conosco personalmente e della quale ho tre opere. L’opera dal titolo “FINE” è una delle mie preferite. E’
un 100 x 70 ed è tratta dal libro di Italo Svevo “La coscienza di Zeno”. L’artista ha fotocopiato l'ultima pagina e a fianco ha posto la foto del libro (a colori) aperto sull'ultima pagina dove si vede anche la copertina cm. 20 x 30, inoltre la visione attraverso la finestra del suo studio di un cielo notturno con luna. In una mail mi ha scritto:
“si tratta dell'ultima pagina del libro "La Coscienza di Zeno", la fine del libro, ecco la citazione:

Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno piú, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri un po’ piú ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
Consideri che il libro fu pubblicato nel 1923 !!! Una visione acuta, non trova?

Vive in un territorio, le Marche, dove sono nati artisti di enorme prestigio. Eppure la sensazione è che, a parte alcune realtà, le istituzioni non si preoccupino molto di sostenere le nuove generazioni. Mi può smentire?
Vero.



Gabriele Satolli ha 54 anni, vive e lavora a Fabriano dove esercita l’attività di commercialista e revisore contabile.



Alcune opere della collezione

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Daniela Comani:
“Un matrimonio felice”, anni 2003-2005 di cm. 50 x 60. Fotografa se stessa nei ruoli di marito e moglie per indagare sullo stereotipo maschile-femminile, in modo ironico. In questo caso le differenze sono talmente minime tanto da confondere l’identità sessuale. “In una sua mail mi ha scritto:
“hai acquistato una delle mie scene preferite della serie: dove siamo (sono) nella spiaggia di una località molto carina chiamata Ahrenshoop sul mare del Baltico nella Germania dell'est
”.
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“Dottoressa Zivago” fa parte della serie “Novità editoriali a cura di Daniela Comani”. Una serie di 51 pezzi di cm.28 x 20 cadauna. L’artista interviene sul titolo di uno dei romanzi più importanti così da restituire un’altra lettura. Sempre Daniela: “si tratta di una serie di foto di copertine di libri (classici della letteratura in lingua tedesca, francese, italiana, inglese), dove ho leggermente modificato il titolo. A prima vista non ci si accorge di nulla, poi pian piano ci si rende conto che qualcosa non quadra...

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“Sono stata io – diario 1900 – 1999” Esposta presso il Mambo di Bologna e misura 300 x 600.
Daniela mi ha regalato il progetto diario a forma di libro. Nell’opera, vi sono segnalati gli eventi più importanti del ventesimo secolo. E’ scritto in prima persona così l’artista diventa vittima e carnefice”.


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Fatma Bucak:
“Tabernaculum”, 2008, carta cotone su dibond, cm. 64,5 x 80. E’ un’artista turca di origine curda. Ha studiato fotografia a Torino, dove attualmente vive e lavora. “Sto valutando di aquistare un’altra opera sempre dall’amico Alberto Peola di Torino, bravissimo persona molto competente nel suo lavoro".


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Fabrizio Plessi:
“Il bicchiere dell’infermiere”, 1975, t.m. cm. 20 x 20.
Un’opera in cui la foto non rende giustizia”.


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Vincenzo Agnetti: “Dati due o più istanti – lavoro vi sarà sempre una durata – lavoro contenente gli istanti dati”, 1973, t.m. su carta cm. 76,5 x 56.
L'ho acquistata da Andrea Sirio Ortolani, giovane gallerista di Milano, titolare della Osart Gallery. E’ un’opera a cui tengo molto visto che mai avrei immaginato di avere un Angnetti nella mia collezione!



ISgallery ringrazia Gabriele Satolli per la sua totale disponibilità e Giovanni Gaggia per averci fatto conoscere.






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