ARGILLè
Mercoledì 01 Luglio 2015 17:21

I°Edizione CERAMICA RECANATESE Chiesa di S.Pietrino - Recanati
dal 3 al 25 Luglio 2015

Il giorno 3 luglio 2015 Nella Chiesa di San Pietrino di recanati si inaugurerà alle ore 18.00 la prima edizione di ARGILLè, organizzata dal Comitato Via Roma e dall'associazione Infinito Spazio-ISgallery, è un progetto nato dal desiderio di presentare un percorso espositivo della ceramica recanatese, attraverso la testimonianza della storica tradizione locale con i reperti antichi trovati in varie zone di Recanati, fino alle opere dei maestri contemporanei come Rodolfo Ceccaroni, Piero Ceccaroni, Arturo Politi, Adelaide Gigli,Alberto Cecchini, Vanni Gurini.  Con questa prima edizione s’intende celebrare il patrimonio artistico e culturale affinché si ripristini l’interesse verso quella che un tempo rappresentava un’attività artigianale importantissima per il sistema economico della città, diventata in epoca moderna non più consuetudine ma puro gesto creativo. ARGILLè vuole essere un nuovo punto di partenza per la valorizzazione culturale, economica e produttiva del settore della ceramica artistica e tradizionale, in modo che quest’arte ritorni ad essere un segno riconoscitivo della città.

Per la presentazione interverranno Marco Moroni e Nikla Cingolani.

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Concept

ARGILLè nasce dal desiderio di presentare un percorso espositivo della ceramica recanatese, attraverso la testimonianza della storica tradizione locale con i reperti antichi trovati in varie zone di Recanati, fino alle opere dei maestri contemporanei.
Con questa prima edizione s’intende celebrare il patrimonio artistico e culturale affinché si ripristini l’interesse verso quella che un tempo rappresentava un’attività artigianale importantissima per il sistema economico della città, diventata in epoca moderna non più consuetudine ma puro gesto creativo. La mostra cerca di raccontare come sia cambiato l’approccio alla ceramica soprattutto dal XX secolo ad oggi prendendo “a esemplificazione alcune personalità significative tali che potessero rispecchiare alcune principali linee di svolgimento (...) Sono i novatori, quelli consapevoli della tradizione, e anzi proprio per il suo impulso, sono stati spinti alla scelta di nuove proposte, alla vera e propria continuità dell’arte. I primi sono Rodolfo Ceccaroni con il nipote Piero.”(1)
Se storicamente come ha scritto Filippo Raffaelli, la ceramica recanatese era “al di sotto delle altre ceramiche marchigiane”, il tempo ha dimostrato come i ceramisti locali da semplici artigiani, abbiano sviluppato la loro ricerca attraverso sperimentazioni tecniche e formali, dimostrando capacità di rinnovarsi e di farsi apprezzare nel mondo dell’Arte. Ogni artista con il suo stile è identificato dalla propria creatività, associata prima di tutto alla particolarità dei materiali e delle loro cotture, e poi a specifiche iconografie. Oggi il panorama della ceramica recanatese comprende nomi di grande levatura. Grazie a loro, le “terraglie usuali” sono diventate opere singolari e meravigliose, ammirate a livello nazionale e internazionale. Questo evento rappresenta il primo passo verso la possibilità di fruizione del patrimonio artistico appartenente ai collezionisti che con grande generosità e spirito collaborativo hanno accettato di mettere a disposizione i loro pezzi più preziosi. Per questo motivo la mostra rappresenta un’occasione unica di arricchimento per tutti gli appassionati e per chi vorrà approfondire le proprie ricerche.

ARGILLè vuole essere un nuovo punto di partenza per la valorizzazione culturale, economica e produttiva del settore della ceramica artistica e tradizionale. Mi auguro pertanto che la “scuola recanatese” (mi sia concesso di chiamarla così) e il suo specifico e differente linguaggio artistico, si mantenga viva al fine di ridiventare segno riconoscitivo della città. Perché Recanati è anche ceramica, Recanati è ARGILLè.

Nikla Cingolani

I Vasari di Recanati

Già dal Medioevo si ha notizia di un’attività artigianale molto diffusa a Recanati, quella dei vasari.

Si producevano vasi di terracotta grezzi o dipinti. Nel libro della Dogana del 1386 risulta che la città esportava via mare, dal suo porto, molti carichi di “VASA PICTA”.

“A Castelnuovo tra le varie porte vi era l’antica e caratteristica Porta dé li Vasari. Grande era il numero di questi lavoratori e provenivano da diversi paesi, più o meno vicini, stabilendosi nel territorio. Anche le donne si occupavano in questa produzione e nello stesso commercio.”(2) Nell’attuale zona di Chiarino si trovava l’argilla che veniva utilizzata per questa lavorazione; ancora oggi esiste una contrada chiamata “CAVA DEI VASARI”. Sembra che l’argilla locale fosse mescolata con un’altra detta “terra alba pro vasis” proveniente da Vicenza.

La “CONFRATERNITA DEI VASARI” raccoglieva tutti gli artigiani che si dedicavano a questa attività. Aveva sede fuori Porta Marina. E’ in questa zona che, in effetti, sono state trovate tracce di una fornace e di un laboratorio con frammenti di terraglie e vasi dipinti.

La produzione di ceramiche a Recanati ebbe il suo pieno sviluppo per tutto il 1400 quando la fiera garantiva la vendita di un gran numero di stoviglie, fini o dipinte, ma anche di vasellame rustico. “Si conosce anche che, già dal 1421, i ceramisti recanatesi smaltavano boccali, come emerge in un contratto di vendita del 24 novembre 1421, quando si allude al “marzacotto”. In un altro documento del 1423 il ceramista Agostino di Duccio di Recanati si impegna a insegnare a Giovanni di Venanzo di Polino l’arte di dipingere il boccale arte colorum, in cambio della produzione di 3000 vasi.”(3)

Tale floridezza diminuì tra il ‘600 e il ‘700, anche se nel 1740 la città mandava ancora alla fiera di Senigallia le sue vaserie bianche. Nel secondo ‘700 era rimasto solo un certo Francesco Anderlini “unico fabbricante in città di vasi di terracotta rustici” per il soddisfacimento del fabbisogno locale. Una timida ripresa si ebbe all’inizio del 1800.

Il Governatore Mazzanti, il primo aprile 1824, comunicava i seguenti dati al delegato apostolico di Macerata: “V’hanno due piccole fabbriche di stoviglie e vasellame ordinario di coccia, ma le majoliche che si lavorarono qui anticamente e che erano di molto accreditate e delle quali si faceva abbondante smercio nel Levante, non si lavorarono più...”.

Nel 1857, infine, risulta che Recanati possedeva una sola fabbrica di “terraglie usuali”.

Ormai la produzione era scarsa, finalizzata solo al mercato locale; le linee erano diventate essenziali e si privilegiava l’uso pratico del pezzo lavorato più che il suo valore estetico.

Pregievoli esemplari, comunque, si potevano ammirare ancora un secolo fa, come riferisce Filippo Raffaelli in un suo opuscolo del 1889: “E di fatto ci fu dato di vedere tre piatti presso quella Congregazione di Carità, con immagine di Santa Lucia a colori, predominante però il zallo o zallolino.. altri con fiorami su fondo bianco od azzurrino pallido presso i signori Bravi Pennesi.

Nella raccolta già Carradori, presso la quale sono pure molti piatti ad azzurrino fu fondo bianco con elegantissimi stemmi di Mons. Massucci, che fu Vescovo di Penne ed Atri; altri in detta raccolta arabescati a colori e figurati, alcuni però di altre fabbriche, altri nel palazzo del Conte Giacomo Leopardi; in quello dei Conti Colloredo Mels; ed a San Severino presso il Conte Servanzi Collio, il quale per molti anni or sono acquistò a Recanati. Se per correttezza di disegno, eleganza e vivacità di colorito sono al di sotto delle altre ceramiche marchigiane, son sempre monumenti d’arte che provano la cultura delle passate generazioni in questa Regione”.

(1)Giancarlo Bojani, Fatti di ceramica nelle Marche dal Trecento al Novecento, Federico Motta Editore, Milano, 1997, pag. 151.

(2)Cesare Fini,  Recanati Memorie, Micheloni Editore, Recanati, 1978, pag. 192

(3)Giancarlo Bojani, Fatti di ceramica nelle Marche dal Trecento al Novecento, Federico Motta Editore, Milano, 1997,pag.255.