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Roberto Cicchinè, velocità=spazio/tempo, 2012, installazione.
Per Franco Marconi essere gallerista sembra non sia un lavoro ma una passione da condividere con chiunque voglia scoprire una delle più interessanti collezioni d’arte contemporanea. Ti accoglie con un abbraccio e un sorriso sotto lo sguardo vivace e curioso da cui si scopre, tuttavia, un velo di timidezza. Appena stringi la sua mano, avverti un senso di fiducia e ti lasci guidare alla visita dello spazio che mostra con orgoglio. Ama circondarsi di opere d’arte, di oggetti raffinati ed esclusivi, dopotutto forse non è un caso che la galleria è situata in un luogo profondamente simbolico per ciò che riguarda bellezza e amore, due platonici ingredienti strettamente connessi all’arte. Cupra Marittima, città sulla riviera Adriatica delle Palme, anticamente era legata al culto della Dea Cupra, identificata in Venere. Il tempio fu uno dei poli sacrali più significativi dell’Italia pre-romana, visitato da popoli provenienti dal mare e dalle comunità interne. Luogo di viaggi, d’incontri, dove il culto per la bellezza e per gli scambi culturali nel corso dei secoli non si è mai esaurito, come dimostra il tenace lavoro di questa galleria diventata un punto di riferimento del territorio regionale e nazionale. “Ho aperto la galleria nel 1995 e da allora lavoro con artisti sia locali sia internazionali. Dopo un paio d’anni nascono due serie dal titolo “da Bologna con amore” e “Lazzaroni”. Da qui sono emersi molti artisti come Rocco Dubbini che vanta collaborazioni con Achille Bonito Oliva. Il 2005 si rivela un anno particolare perché non solo ricorre il decennale, festeggiato con settanta artisti esposti, ma è anche l’anno d’importanti collaborazioni con gallerie olandesi dirette da Sonder Boshma e Peter De Boer, con cui ancora i rapporti continuano.” Collabora inoltre con Luciano Marucci, curatore di una storica Biennale a San Benedetto del Tronto (1969). Propone operazioni di vario tipo con invasioni di spazi non deputati all’arte contemporanea. Nascono Naturacultura e Marche Centro d’Arte organizzata con Cocalo’s Club e Palariviera.
Eppure Franco è diventato gallerista dopo un passato di ragioniere, cuoco professionista e infine artista, un desiderio nutrito da sempre. Con il diploma dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, ottenuto sotto la guida di Alberto Garutti che gli “apre la strada e la mente”, entra nel vivo delle problematiche artistiche, si confronta con i vari linguaggi per comprenderne i meccanismi, per poi scoprire che ha un ulteriore talento, quello di lavorare sul lavoro degli altri artisti. Inizia ad ascoltarli, interagisce con loro e cerca di dare i giusti input per farli crescere. Riflettendo su questo ha investito sulla galleria. Degli artisti ne parla con fierezza, mostrando un enorme rispetto nei loro confronti e verso le loro opere.
“Ciò che più m’interessa è il percorso che una persona compie su se stessa. L’immagine è fondamentale ma quello che conta è che ci sia una solida struttura dal punto di vista concettuale. Ci sono artisti come Roberto Cicchinè che lavora sulla sofferenza, una riflessione su se stesso e sui propri mali. Rita Soccio ha iniziato dall’esterno partendo dai Brand dei prodotti di consumo, fino ad arrivare alla tossicità delle sostanze. Rita Vitali Rosati, con feroce ironia, crea opere che riflettono sulla vita e sul sociale. Armando Fanelli indaga sulla complessità del rapporto tra l’uomo verso i propri simili e verso la natura. Ma tanti altri sono passati da qui: Nicola Bolla, Elio Belisari, Maicol e Mirco, Mario Vespasiani, Paolo Consorti, Pastorello, Sabrina Muzi, Carla Mattii. Prossimamente invece si svolgeranno degli impegni già presi da qualche tempo. A febbraio Dario Ciferri presenterà la collettiva abbinata a Premio Celeste, seguirà la personale di Niba e fuori sede la personale di Karin Andersen.” Visti i nomi e le collaborazioni sembra impossibile che questa galleria si trovi in provincia, fuori dai principali circuiti delle grandi città italiane.
In tempi difficili come questi l’arte contemporanea, pur crescendo in qualità, non trova l’attenzione necessaria da parte del pubblico e delle istituzioni. Anche se lentamente la situazione sta cambiando, lavorare in “provincia” non è facile, ci vuole coraggio per superare ogni difficoltà e vincere le sfide del mercato. Ed è con grande professionalità, competenza e creatività, che porta avanti la sua missione, quella di aprire lo spazio alle nuove ricerche artistiche e promuovere i giovani artisti.
“Per combattere la crisi bisogna partire dalle scienze umanistiche. L’arte, pur non essendolo, è rivelatrice del tempo, ne riflette le problematiche e si proietta in avanti, e tutto ciò serve per procedere. Se ci si ferma sul mero calcolo, non se ne esce.”
Infine si guarda intorno senza nascondere il vanto di circondarsi di cose meravigliose e, mentre indica con emozione le opere in mostra, esclama entusiasta: “Di problemi ce ne sono tanti, ma guarda che cos’ho!”
Nikla Cingolani
Articolo pubblicato in JULIET n. 161 February - March 2013

Rita Vitali Rosati, Metastasi, 2008, installazione.

Giovanni Manunta Pastorello, senza titolo, 2010, installazione.
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